Canto

IL CANTO A MESSA

Qual è la ragione della musica a Messa? Perché si deve cantare?

E’ sicuramente riduttivo dare risposte quali: ”Perché così la messa è più gioiosa”, “Perché si esprime meglio la lode”, ”Per creare maggior partecipazione…” A ben pensarci e osservando una assemblea festiva, ci si accorge che solo una minoranza dei fedeli partecipa col canto (o perlomeno bisbiglia in canto) e la gioia non traspare spesso!

Se poi raccogliamo i commenti dopo una qualsiasi Messa, troviamo mille pareri diversi sui canti eseguiti. C’è chi dice che i canti erano tristi, poco coinvolgenti, chi invece ha trovato occasione per meditare, chi ha goduto dell’ascolto del coro di turno o chi, viceversa, ne è stato infastidito o annoiato, chi si è sentito trasportato dalla melodia o dal ritmo, ecc…Queste sono però conseguenze del canto ma non ne giustificano la necessità.

A cosa serve, dunque, il canto?

“L’azione liturgica riveste una forma più nobile quando è celebrata in canto, con i ministri di ogni grado che svolgono il proprio ufficio, e con la partecipazione del popolo. In questa forma di celebrazione, infatti, la preghiera acquista un’espressione più gioiosa, il mistero della sacra Liturgia e la sua natura gerarchica e comunitaria vengono manifestati più chiaramente, l’unità dei cuori è resa più profonda dall’unità delle voci, gli animi si innalzano più facilmente alle cose celesti per mezzo dello splendore delle cose sacre, e tutta la celebrazione prefigura più chiaramente la liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste.”  (Istruzione Musicam sacram, 5 marzo 1967, cap. 1, n. 5)

In queste frasi, dense di significato, cogliamo un principio importante ,che forse può apparire teorico, lontano da un modo di ragionare a cui siamo abituati, ma che, se riusciamo a fare nostro, potrà aiutarci a comprendere meglio tanti gesti e situazioni della messa.

L’assemblea dei fedeli riuniti in preghiera attorno al loro pastore, nella celebrazione della Messa, manifesta nel modo più pieno la Chiesa: realizza un sacramento, cioè un segno ma anche una situazione nella quale Dio opera. “Cantando, la Chiesa manifesta la sua natura di sposa, affettuosamente rapita nella contemplazione di colui che è la Verità” (card. Giacomo Biffi).

Si realizza quindi, nella Messa, questo mistero della partecipazione di tutti i fedeli ad una liturgia che si svolge nella Gerusalemme celeste.

La partecipazione è un altro concetto importante.

Si partecipa già con la presenza, ma, affinché la partecipazione sia piena, occorre che la presenza sia attiva; attiva negli atteggiamenti, nei gesti, nelle risposte e anche nel canto. Ci sono, infatti, alcuni momenti in cui il canto è esplicitamente richiesto; pensiamo alla preghiera del prefazio: per introdurre il Santo il sacerdote dice: “E noi, uniti agli angeli e alla moltitudine dei cori celesti, CANTIAMO con gioia l’inno della tua lode”. E’ sicuramente sconcertante quando a queste parole segue un santo recitato o cantato da pochi!

La presenza degli strumenti e del coro è importante perché aiuta, sostiene il canto dell’assemblea.

In altri momenti il coro può efficacemente dialogare con l’assemblea, per esempio alternandosi con essa nelle strofe di un canto o lasciando ad essa il ritornello e riservandosi le strofe.

I momenti in cui si può cantare sono molti, con caratteristiche diverse che consentono, nel rispetto della situazione e del significato dell’azione liturgica, diverse forme di intervento e di partecipazione che, in certi casi, può limitarsi all’ascolto.

Per poter partecipare bene con il canto la prima cosa che occorre è poi il libretto dei canti. Come il celebrante ha il messale, così i fedeli dovrebbero utilizzare il libretto che, tra l’altro, contiene anche le preghiere e le acclamazioni riservate all’assemblea. E’ un peccato vedere una assemblea che canta poco ma è ancor più disdicevole non cantare perché ci si è dimenticati di munirsi del libretto. Cantare è sicuramente impegnativo, ma proprio perché è impegnativo dà più significato alla nostra partecipazione alla messa. All’assemblea non è poi richiesto di cantare bene; anzi, si richiede proprio che cantino tutti, anche gli stonati o gli afoni, perché il canto è un’ azione comunitaria.

Altro discorso va fatto per chi guida l’assemblea (coro o strumentisti). Ad essi è richiesto, oltre ad una discreta dose di buona volontà, un impegno a migliorare le proprie capacità, affinché possano essere di aiuto e sostegno. Se i musicisti o i cantori stonano non rendono certo un buon servizio!

Un’ultima riflessione su che cosa cantiamo.

In seguito alla riforma del Concilio Vaticano II si è avuta una grande proliferazione di canti, con svariati testi e nei più diversi stili musicali.

Fin dal primo momento è stata sottolinata dai vescovi l’importanza delle musiche ma soprattutto dei testi utilizzati per i canti. A Messa, tutti, dal sacerdote, ai ministri, ai cantori, all’assemblea, partecipiamo ad una azione che è già in atto (la già citata liturgia celeste). Non “andiamo” a Messa, non “facciamo” la Messa ma partecipiamo ad una Messa che perennemente si svolge, ad una liturgia le cui parole ci sono state consegnate attraverso le sacre scritture e la tradizione. E’ necessario quindi che si rivolga una particolare attenzione a cosa di dice cantando e a come lo si canta.

Ci si imbatte, a volte, in canti che hanno dei testi piuttosto banali che, raffrontati alle preghiere della Messa e alle letture, provocano tremende cadute di tono anche se possono risultare coinvolgenti o allegri. A volte si prega da adulti ma si cantano canzoncine da bambini.

Lo stesso discorso si può fare per le musiche, quando si rifanno a schemi manifestamente commerciali e canzonettistici. Compito della musica è favorire la preghiera, la partecipazione al mistero, anziché indurre gli animi a disperdersi nelle cose, nelle frenesie, nel sentimento superficiale.